Sessanta case per studenti, la mossa del Comune cambia il mercato: via libera allo student housing diffuso

La giunta approva le linee di indirizzo per trasformare 60 alloggi oggi inutilizzati in appartamenti a canone calmierato per fuori sede, dottorandi e ricercatori. Il progetto, proposto dall’assessore Davide Patrone, passerà ora in commissione e in consiglio comunale


Genova prova a dare una risposta concreta a uno dei nodi più pesanti degli ultimi anni, quello della casa per studenti, giovani ricercatori e fuori sede. La giunta comunale ha approvato le linee di indirizzo rivolte a Spim, la società per il patrimonio immobiliare interamente partecipata dal Comune, per la valorizzazione di 60 alloggi oggi inutilizzati e inizialmente destinati alla dismissione. L’obiettivo è trasformarli in un progetto di student housing diffuso, cioè in una rete di appartamenti sparsi nei diversi quartieri della città da destinare a canone calmierato a chi arriva a Genova per studiare, fare ricerca o perfezionarsi.

La proposta porta la firma dell’assessore alla Casa, Edilizia residenziale pubblica e Patrimonio Davide Patrone e si inserisce in una strategia più ampia con cui Palazzo Tursi prova a intervenire sul fronte dell’emergenza abitativa giovanile. I destinatari del futuro bando saranno soprattutto studenti fuori sede iscritti ai corsi universitari genovesi, ma anche dottorandi, ricercatori, visiting professor e studenti Erasmus impegnati in istituti, ospedali, cliniche o aziende private convenzionate con l’università. Il passaggio politico però non è ancora concluso, perché la delibera dovrà ora affrontare il percorso di discussione e approvazione in commissione e poi in consiglio comunale.
L’operazione punta a rimettere in circolo una quota di patrimonio civico che oggi non produce alcun beneficio e che, nelle intenzioni dell’amministrazione, può invece diventare una leva importante per allargare l’offerta abitativa. Gli appartamenti interessati dal progetto sono distribuiti in modo diffuso sul territorio cittadino, con presenze nel Levante, soprattutto a Borgoratti, in Media Val Bisagno, nel municipio Centro Est tra Oregina e Lagaccio, a San Teodoro e Fiumara nel municipio Centro Ovest e in Val Polcevera, in particolare a Pontedecimo. Una scelta che prova a evitare il modello dello studentato concentrato in un unico blocco e che invece punta a inserire gli studenti dentro i quartieri, con una presenza distribuita e capace, almeno nelle intenzioni, di generare anche nuova vitalità sociale.
Il meccanismo immaginato dal Comune prevede un bando di Spim per individuare un soggetto privato gestore, con l’obbligo però di mantenere canoni calmierati. Ed è proprio questo uno degli aspetti politicamente più rilevanti dell’operazione. In molte città universitarie il caro affitti è diventato una barriera sempre più dura, capace di colpire non soltanto il diritto alla casa ma anche il diritto allo studio. L’idea dell’amministrazione è che un aumento dell’offerta pubblica o semi-pubblica dedicata agli studenti possa aiutare, almeno in parte, a raffreddare un mercato oggi sotto pressione e a contenere prezzi che in molte realtà hanno raggiunto livelli difficili da sostenere.
Nelle parole dell’assessore Davide Patrone il progetto ha un doppio valore, urbanistico e sociale. Da un lato consente di recuperare alloggi attualmente inutilizzati e quindi di valorizzare una parte importante del patrimonio del Comune, dall’altro mira a dare una risposta al fabbisogno abitativo di chi sceglie Genova per studiare, fare ricerca o specializzarsi. Il ragionamento dell’amministrazione parte da un dato preciso: ormai quasi un terzo degli universitari presenti in città arriva da fuori, mentre la domanda di alloggi continua a essere molto alta. Per questo, nella lettura proposta da Palazzo Tursi, lo student housing diffuso diventa un tassello decisivo per rafforzare l’identità universitaria di Genova e per rendere la città più attrattiva nei confronti delle nuove generazioni.
Il tema non riguarda soltanto gli studenti, ma più in generale il futuro demografico e sociale della città. Genova, spesso raccontata come la città più anziana d’Italia, prova infatti a costruire una piccola controtendenza investendo su una presenza giovane stabile, anche temporanea, ma capace di alimentare domanda, servizi, relazioni e nuova vita nei quartieri. In questa chiave gli alloggi a canone calmierato non vengono letti solo come una risposta tecnica a un bisogno abitativo, ma come uno strumento di rigenerazione urbana e sociale. Più studenti e ricercatori che vivono in città, infatti, significano anche più movimento economico, più frequentazione degli spazi urbani e una maggiore capacità di tenere vivi interi pezzi di territorio.
Resta ora da capire con quali tempi il progetto riuscirà a tradursi in atti concreti e soprattutto quando i 60 appartamenti potranno effettivamente arrivare sul mercato. Per il momento la giunta ha acceso il semaforo verde sulle linee di indirizzo, ma la partita istituzionale passa adesso per il confronto in commissione e per il voto del consiglio comunale. È lì che si misurerà la tenuta politica di un’operazione che il Comune presenta come una risposta strutturale alla fame di alloggi a prezzi accessibili e come un primo passo per provare a riportare Genova al centro delle città universitarie dove vivere e studiare non sia un lusso.
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